Possiamo controllare il mare?

“Dott.ssa non so spiegarle, io ho il mare dentro…” sono le parole con cui Paolo (nome fittizio di un paziente) mi descrive il suo malessere. Io sono appena tornata dalle vacanze, ho ancora negli occhi l’azzurro del Mediterraneo e il senso rigenerante che ha suscitato in me, ma Paolo mi racconta invece sensazioni diverse e contrastanti: “da una parte grandi possibilità da esplorare, grandi come un oceano, dall’altra la paura di perdersi soprattutto quando la superficie d’acqua si increspa, l’onda si infuria… ci si sente impotenti…come bambini alla deriva…impauriti… in un vortice di emozioni”.
Colgo subito questa meravigliosa metafora perché mi permette di elaborare con Paolo alcuni aspetti che mi stanno molto a cuore e sfatare alcuni “miti” che ruotano attorno al mondo della psicologia:

Che ne sappiamo delle emozioni?
Cercando di essere il più sintetici possibile, potremmo dire che le emozioni emergono come fenomeni complessi: esse comprendono una valutazione soggettiva, determinate sensazioni fisiche, un comportamento motorio (come le strategie di evitamento e di controllo o, all’opposto, di ricerca di validazione e aiuto) e altri processi che coinvolgono la persona a diversi livelli in modo ricorsivo.
Ma percepirsi come il mare, una forma in continuo movimento, ci permette di considerare le emozioni principalmente per ciò che l’etimologia della parola stessa suggerisce: dal francese émotion, derivato di émouvoir «mettere in movimento»Impressione viva, turbamento, eccitazione[1].

Cosa provoca questo turbamento?
Dal punto di vista psicologico è la consapevolezza (più o meno elevata) che il nostro sistema di valori e conoscenze sta andando incontro ad un mutamento. L’intensità di questo turbamento è tanto maggiore quando più è coinvolta l’idea di noi stessi e del nostro mondo di relazioni dalle quali dipendiamo.
Ovviamente non diremmo che c’è un mare normale o anormale, positivo o negativo, giusto o sbagliato, sano o malato. Sono dicotomie queste che mal si prestano a conoscere il mare e le sue molteplici forme. Si tratta sempre dello stesso mare. Può essere calmo, ma è sempre della stessa sostanza anche quando è agitato e non s’intravede l’orizzonte. Sempre lo stesso mare. Così il funzionamento del vivente. Dovremmo riappropriarci di questo intuitivo sguardo che percepisce l’intero e le sue connessioni nell’ecosistema a cui appartiene.
La persona, come il mare, non è un conglomerato di proprietà o componenti con valore funzionale, ma un’entità dinamica autonoma, le cui componenti sono altrettanto sistemi dinamici, in continua trasformazione, coerentemente con le sue circostanze di vita.

In quanti modi possiamo esplorare questo mare?
Possiamo indagare l’esperienza umana e i suoi turbamenti, così come il mare, a diversi livelli: alcune volte sarà un medico specialista, come lo psichiatra o il neurologo, che al pari un biologo esperto dell’ambiente marino raccoglierà dati bio-chimici e procederà attraverso analisi di laboratorio. Lo psicologo invece, più simile ad un romanziere o un pittore, è interessato all’interpretazione personale, osserverà l’ambiente da angolature diverse modificando la prospettiva stessa dell’esperienza e, facendo un passo indietro, allontanandosi di più, il quadro si mostrerà nella sua interezza. In alcune circostanze potrebbe essere utile immergersi nella profondità come farebbe un sub esperto e scoprire quel complesso mondo di cui un osservatore esterno non può che avere una vaga idea. Inoltre potrebbe servire un navigante, conoscitore di mappe e traiettorie perché, come Seneca insegna, “nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove vuol arrivare[2].

Paolo (sorridendo): “Poi mi date una patente nautica?!”
Con ironia Paolo esprime un’esigenza molto importante, quella di sentirsi attivo e possedere mezzi fruibili e infatti il farmacologo, lo psicoterapeuta, l’istruttore mindfulness e gli esperti di diversi approcci complementari (come l’EMDR –Eye Movement Desensitization and Reprocessing – il metodo Simonton, per citarne alcuni) offrono un “set” di abilità e strumenti pratici che ci permettono di affrontare il mare e navigare verso una meta stabilita.

Nei prossimi articoli racconteremo più in dettaglio sia le esperienze di pazienti sia il nostro lavoro di professionisti del benessere psicologico e soprattutto l’impegno e la passione nel condividere questo viaggio. A presto!

 

[1] https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/emozione

[2] Lucio Anneo Seneca lettera 71; 1975, pp. 458-459

A cura di:

Alessandra Favaro 

Psicologa – Psicoterapeuta costruttivista
Membro Associazione Italiana Formatori (AIF)

Psicologia e psicoterapia clinica individuale e di coppia
Supervisone casi clinici individuale e di gruppo
Formazione Medici, Psicologi, Operatori Sanitari

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