Il corpo-prigione: sconfiggere i disturbi alimentari

I disturbi del comportamento alimentare o, secondo la più recente nomenclatura del DSM-5, i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, sono patologie estremamente complesse e che spesso si manifestano in maniera insidiosa. I principali disturbi all’interno di questa classificazione sono l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa, il Binge Eating Disorder e il Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo. Si tratta di problematiche che colpiscono prevalentemente la fascia di età adolescenziale, con una incidenza tuttavia che si sta abbassando sempre di più sino anche ai 10-12 anni.

Come si viene a creare la prigione del corpo
Uno dei principali problemi di queste malattie è la natura egosintonica dei sintomi: la persona  frequentemente sottovaluta o addirittura nega (in maniera talvolta consapevole, talvolta inconsapevole) la situazione di disagio psico-fisico in cui si trova, o sperimenta addirittura e quasi paradossalmente la cosiddetta fase “luna di miele” durante la quale l’umore e le proprie risorse cognitive e fisiche migliorano. Tuttavia questa è solo la quiete prima della tempesta, perché ben presto il corpo manda i primi segnali d’allarme e anche la salute psichica comincia a sgretolarsi inesorabilmente: stanchezza, insonnia, umore depresso, aumento dell’irritabilità, insoddisfazione per se stessi, aumento del perfezionismo, delle ossessioni e delle compulsioni riguardo peso, cibo e attività fisica sono solo alcuni dei sintomi che possono manifestarsi in un primo momento. Solo successivamente e se opportunamente aiutata nel processo di comprensione e accettazione, la persona comincia a vedere in faccia la realtà, riconoscendo di non aver più tra le proprie mani il controllo sulla sua vita e sul suo corpo, che al contrario era sicura di avere. Diventa difatti la malattia a dettare i tempi e a scandire i momenti della giornata, della settimana, dei mesi: tutte le priorità precedenti, come scuola, lavoro, amici, famiglia, passioni personali, vengono messe in secondo piano per cercare di raggiungere un peso ed una magrezza che non sono mai sufficienti o soddisfacenti. Si diventa schiavi di se stessi, o meglio prigionieri del proprio corpo: nessun sacrificio è mai troppo, nessun digiuno è un problema, ogni caloria ingerita deve essere espulsa dal proprio organismo e non importa come. A pagarne le conseguenze sono anche i familiari, amici, compagni che sovente si trovano inermi e impotenti; il clima domestico diventa sempre più teso e carico di emotività espressa, cosa che causa un aggravamento della condizione di sofferenza del soggetto che si ritrova a mettere in atto in maniera ancor più ossessiva i comportamenti alimentari disfunzionali. Anche quando consapevole di essere bisognosa di aiuto, la persona fatica a manifestare il proprio malessere a parole e l’unico canale comunicativo che ha è il corpo, attraverso la restrizione alimentare e il rifiuto del cibo. La persona non riesce a riconoscere o a dare un nome ai propri vissuti e al proprio mondo interno, sentendosi un analfabeta emotivo e di conseguenza sempre più incompresa e sola.

La via di fuga
E’ bene chiarire che il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare non consta solo di una ripresa di un peso sano e salutare, ma anche dello sviluppo di capacità di capirsi e farsi capire, di accettarsi e farsi accettare, di manifestare un disagio interiore in modo comprensibile per se stessi e per gli altri. Il processo del cambiamento è graduale e non privo di ostacoli ed eventuali battute di arresto, ma la strada che porta lontano dalle ossessioni del proprio corpo e la chiave per uscire dalla propria prigione esistono: si tratta di un percorso lungo il quale non si è da soli, ma si viene accompagnati con dialogo, empatia e discussione delle difficoltà e dei timori che si possono incontrare. Si sa che le cose più belle costano fatica e a volte si può rimanere anche sorpresi positivamente da quello che ci aspetta al termine di un viaggio lungo e complesso, proprio come un panorama mozzafiato che si apre all’improvviso e che ci ripaga di tutta la fatica. 

 

A cura di:

Giuseppe De Vincenti

Psichiatra – Psicoterapeuta a orientamento cognitivo-comportamentale
Medico psichiatra specializzato nei Disturbi dell‘Umore e nei Disturbi del Comportamento Alimentare

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