La natura e la mia Natura

Con questo articolo il nostro blog vuole iniziare a dar voce alle narrazioni che le persone che si affidano a noi desiderano fare alla fine del loro percorso terapeutico.
Oggi proponiamo il racconto di Anna (nome di fantasia) che ha voluto offrirci la sua esperienza.

Più volte, ho sperimentato lo stupore di fronte alle meraviglie della natura, mentre guardavo i colori luminosi di un tramonto, il movimento delle onde del mare, la perfezione presente anche in una minuscola foglia del giardino…come se la natura mi parlasse e rivelasse qualcosa della mia stessa natura. Le parole di H. Nouwen mi hanno fatto ulteriormente riflettere sui messaggi presenti nella natura. Lo scrittore olandese si esprime così:
“Le piante e gli animali con i quali viviamo ci insegnano la nascita, la crescita, la maturazione e la morte, la necessità di cura amorevole e soprattutto l’importanza della pazienza e della speranza. E ancor più profondamente, le proprietà dell’acqua, dell’olio, del pane e del vino rimandano tutte, al di là di se stesse, alla grande storia della nostra ri-creazione. Cibo e bevande, montagne e fiumi, oceani e cieli – tutti diventano trasparenti, quando la natura si svella a chi ha occhi per vederla e orecchi per ascoltare (…)”1
In queste righe, vorrei condividere una metafora, che è nata dall’esperienza che ho fatto con una pianta rampicante…
La pianta rampicante si trova in un grande vaso. Un giorno, mentre la innaffiavo, la osservavo … era come si mi chiedesse di sistemarla… I rami portanti lunghi pendevano storti da una parte, dandole un aspetto disordinato; i piccoli rami nuovi erano cresciuti da tutte le parti, la pianta sembrava ingarbugliata, non armoniosa, forse troppo carica. Ho preso coraggio, mi sono attrezzata con i guanti, l’antizanzara, le forbici, un filo e la volontà di sistemarla per il suo meglio. Ho cercato di capire perché i rami pendevano fortemente da un lato e verso il basso e, sollevando il ramo portante, ho capito che la pianta nasceva da un solo tronco e che la sua forma era creata dai rami piegati tra di loro come una “c” ed era l’intreccio dei rami a darle la forma di alberello… Ma i rami intermedi impedivano che la pianta si sorreggesse verso l’alto e per questo lei è cresciuta nella direzione dove non ha trovato ostacoli…Al suo interno c’era una specie di grata che forse un tempo aveva la funzione di sostenerla, ma in realtà ora non faceva più il suo lavoro, anzi, ne ostacolava la crescita. Così, la prima cosa che ho fatto è stata quella di togliere tutti gli appoggi esterni per cercare di crearle spazio. La pianta infatti era un grande groviglio di rami ingarbugliati tra loro e certi rami si erano malamente intrecciati e lavoravano contro se stessi. Ecco la successione del lavoro: osservare, togliere gli appoggi disturbanti, sgrovigliare, liberare i rami che facevano forza contro se stessi, sollevare, trovare il punto di forza dove poter tenerla in asse e che le desse libertà di crescita e a quel punto, potare e darle una forma bella, armoniosa, più libera.
Mentre lavoravo sulla pianta ho pensato al lavoro che è avvenuto nella mia vita grazie al percorso psicologico che ho fatto… La natura della pianta ha portato dei messaggi sulla mia stessa natura…Ho pensato alla pianta piegata a “c” come il mio cervello, che ha in sé tanti parti interconnesse in mille modi; esso può trovarsi nelle condizioni di essere un grande groviglio disordinato perché la vita, le esperienze lo hanno portato a rispondere così. Ma il cervello, come la pianta, ha infinite possibilità se ha le condizioni adatte per aggiustarsi, per crescere, per svilupparsi.
Come con la pianta, il primo passo da fare è osservare, capire quale sono gli elementi che nell’oggi sono disturbanti, andare dentro il groviglio e capire le origini dei rami; costatare che partono tutti da uno stesso inizio; toccare con mano; rivisitare esperienze bloccanti, intrecciate, ingarbugliate dal tempo e dalla stessa forza della natura, che, forse, non ha trovato le condizioni per svilupparsi in modo sicuro. Sgrovigliare le convinzioni, come i rami che si ostinano a crescere in quella direzione, ma fanno male a se stessi; separarli; liberarli…
La pianta ed anche noi, abbiamo bisogno di uno sguardo saggio da fuori che ci dia una mano, che ci veda nel profondo e aiuti a capire che ci possono essere nuovi modi di crescere, che forse non tutti i “collegamenti”, gli intrecci,  sono validi, che aiuti a riconoscere la propria storia come un grande insegnamento che continua. Abbiamo sempre la chance di prendere in mano la guida della nostra vita, possiamo amare tutte le parti di noi che hanno voluto proteggerci e reintegrarle dentro di noi, perché fanno parte del grande patrimonio che siamo. Ognuno di noi è unico e diverso per natura e per esperienza, ed è capace di donare e di ricevere amore. La pianta ora è sollevata da un filo che la tieni su, come una guida che le dà una direzione, che le permette di crescere in alto, libera di continuare a fare i suoi intrecci incredibili perchè questa è la sua natura.
Da questa esperienza psicoterapeutica avverto: il senso di riconoscenza per la vita, nuova luce, nuovo spazio, nuova voglia di continuare a crescere e di scoprire come funziona la mia natura. Mi piace pensare che, aldilà di quello che mi succede, tutto dipende da “come” vivo la vita. Posso percepire di più ciò che mi accade, posso cercare la mia interiorità, posso nutrirmi di sole, di luce, di acqua limpida; posso continuare a creare rapporti veri, sinceri, come la pianta che è viva finché circola la linfa. Posso lasciarmi potare e riprendere nuova forza, sicura che la vita è una grande occasione!”

Con profonda gratitudine. Anna

 

  1. Nouwen, Il discernimento – Leggere i segni della vita quotidiana. Editrice Queriniana, Brescia, 2016.

A cura di:

 

Antonella Stella

Psichiatra – Psicoterapeuta
  • Scuola di Specializzazione in psicoterapia cognitiva ad indirizzo Costruttivista (CESIPc)
  • Istruttore protocolli MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) e MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Therapy)

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