QUANDO IL SOSTEGNO PER I FAMILIARI VIENE DAL GRUPPO

GRUPPO PER I FAMILIARI DI PERSONE CON DISAGIO PSICHICO c/o Costruttivamente

A noi tutti è noto quanto importante sia la collaborazione, l’unità, il sostegno reciproco tra le persone per raggiungere degli obiettivi. Il lavoro in equipe nei diversi ambiti lavorativo, sociale, familiare, se ben impostato porta a buoni risultati. Ingredienti importanti per raggiungere gli obiettivi prefissati sono la condivisione, la comprensione reciproca, la competenza. Generalmente la cosiddetta “buona squadra”, per funzionare bene si giova dell’unione di questi aspetti che ne fanno un punto di forza.

Anche in ambito sanitario ci si avvale di questi punti di forza per ottenere dei buoni risultati e in particolare riferendoci all’ambito assistenziale, che punta l’attenzione ai bisogni della persona, non si può prescindere dal considerare il ruolo dei caregiver (tradotto: colui che si prende cura), che assistono in modo continuativo il proprio caro, soprattutto quando la malattia di quest’ultimo si protrae nel tempo e può avere profonde ripercussioni sulla vita dei parenti più stretti che si adoperano per lui. Infatti i caregiver possono sviluppare nel tempo un sovraccarico emotivo e psicologico con un peggioramento costante e sottostante (perché a volte non si manifesta nell’immediato) della propria salute psicofisica, con conseguente disagio per l’intero sistema familiare.

Dunque se è importante considerare il ruolo del caregiver, data la complessità del suo prendersi carico, ancor più importante è mettergli adisposizione una rete di supporto in modo da alleggerirgli la pesantezza dell’incombente carico. Per i caregiver vi è la possibilità di entrare a far parte di una rete di supporto che ha l’obiettivo di migliorare il loro funzionamento psicofisico per poter continuare a gestire al meglio il loro congiunto, che riceverà così una corretta assistenza, con il soddisfacimento di colui che si prende cura e di colui che la riceve.

Ma cosa si intende per rete di supporto?

La rete di supporto è data fondamentalmente dal gruppo dei familiari stessi. Esistono vari gruppi di sostegno per i familiari di pazienti affetti ad esempio da patologie croniche, da disabilità, da demenza, o di persone anziane non autosufficienti, ognuna con caratteristiche proprie rispetto alla tipologia della malattia, ma con un substrato comune che è la necessità di un supporto e di un alleggerimento nel farsi carico della persona da assistere. Vi sono gruppi per i caregiver dove non c’è la figura del conduttore o facilitatore (mediatore), i cosiddetti gruppi di auto-aiuto, all’interno dei quali i familiari possono esprimere spontaneamente e liberamente le proprie emozioni e ricevere comprensione e solidarietà dagli altri familiari che condividono le stesse esperienze, e gruppi per i familiari dove vi è un conduttore che modula le varie dinamiche che nascono nel gruppo tutelando la privacy del paziente e che consentano di parlarne in forma libera e spontanea.

Noi qui tratteremo i gruppi per familiari di pazienti affetti da patologia psichiatrica condotti da una figura professionale che funge da guida.

In letteratura molti sono gli articoli che raccomandano che i familiari di pazienti affetti da patologia psichiatrica siano coinvolti nell’assistenza e nel trattamento per supportare il processo di recupero della salute mentale del proprio congiunto. I gruppi di sostegno per i familiari di pazienti con disagio psichico sono momenti di incontro tra persone che condividono le medesime e gravose situazioni.

Nell’incontro i parenti si trovano a scambiarsi esperienze rispetto ad un tema comune: la gestione del malato psichiatrico e della sua malattia. I gruppi di sostegno sono anche un’importante opportunità per trovare comprensione e conforto: nei gruppi infatti i familiari trovano persone che possono capire e fornire un aiuto nei momenti più critici, poiché l’esperienza di avere un figlio affetto da disagio mentale trasforma e spesso conduce all’isolamento della famiglia stessa, che si ritrova sola con il proprio problema, ritenuto non condivisibile da altri, con un dolore ed una sofferenza che spesso rendono insopportabile il vivere insieme. Al contrario, è noto che proprio la possibilità di condividere una storia penosa e difficile con altre persone che vivono lo stesso problema, aiuta a sopportare meglio il proprio dolore.

Non di rado capita che la famiglia si senta “colpevole” o “responsabile” della malattia del proprio caro, entrando anche in conflitto con lui: si creano così dinamiche relazionali ambivalenti che ostacolano inevitabilmente il processo di cura e di riabilitazione del paziente stesso. Il messaggio di cui i gruppi di sostegno si fanno portatori è quindi quello di “mettersi in gioco” tutti insieme e insieme al conduttore che guida e supporta il gruppo. Otre tutto vi è generalmente una mancanza di conoscenze delle esperienze di familiari in relazione all’assistenza e al trattamento del paziente psichiatrico. Tali conoscenze darebbero un contributo importante alla disponibilità di cura e al corretto coinvolgimento dei familiari nei confronti dei loro cari, compito questo che spetta al conduttore guida del gruppo. Altro compito del conduttore è quello di alleggerire la situazione personale del familiare stesso ed alleviare il peso e la fatica di ognuno di loro (con benefici anche per il paziente naturalmente), partendo dalla consapevolezza del problema, smettendo quindi di negarlo o di averne paura, pensando di sbagliare e di danneggiare lo stato di salute del proprio congiunto in cura.

Nei gruppi dunque vengono trattati temi come:

-migliorare la comunicazione con il proprio caro

-fornire spiegazioni in merito alle patologie psichiatriche e al percorso di cura

-affrontare il senso di frustrazione e di impotenza del familiare

-condividere la condizione di solitudine e quindi sentirsi meno soli nella gestione quotidiana del paziente psichiatrico

-migliorare il comportamento dei familiari nei confronti del congiunto in preda ad una crisi

-combattere il pregiudizio sociale e valutare gli sviluppi futuri nella vita del paziente affetto da disagio mentale.

Come si costituiscono i gruppi per i familiari di pazienti con disagio psichico dal punto di vista operativo?

Generalmente si stabilisce di effettuare uno o due incontri al mese, della durata di un’ora e mezza – due, per ciascun incontro, guidati da un conduttore, generalmente psichiatra o psicologo, ma possono essere altre figure professionali esperte nel campo, che conducono il gruppo. Importante che il setting (il luogo di incontro) sia sempre lo stesso, per mantenere il più possibile la stabilità del gruppo. Può essere una sala con sedie disposte in modo circolare, che accolga insieme al conduttore da un minimo di 5-6 familiari ad un massimo di 25-30, venendo così a rappresentare un gruppo aperto per dare la possibilità di partecipazione a più persone. Il gruppo così costituito, spesso favorisce le relazioni interpersonali e può predisporre alla nascita di nuove amicizie che si coltivano al di fuori del gruppo.

Come si diceva all’inizio, è davvero importante potenziare il ruolo attivo della famiglia nel processo di guarigione con strumenti specifici che vengono loro proposti.

“Per prendersi cura degli altri è fondamentale preservare la propria salute, forza e benessere. Solo così possiamo essere davvero d’aiuto” (da Loving Someone with a Serious Mental Illness; Ponte & Goncalves).

A cura di:

Patrizia Balsamo
Psichiatra Psicoterapeuta
Specializzazione in Psicologia Clinica
Arteterapeuta del colore in formazione

Riceve a Padova
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